Sono tutti ecologisti con le foreste degli altri

Questa estate è stato dato molto risalto dai media ai periodici incendi che si sviluppano, per motivi naturali o dolosi, nella foresta amazzonica.

Dietro il giusto sdegno di attivisti, ambientalisti e partiti politici Pro ambiente c’era però solo una evidente ipocrisia.

Un esempio è Roma. Governata ormai da anni da un partito che fa delle istanze verdi un cavallo di battaglia, se guardiamo le decisioni prese per proteggere l’ambiente ed abbassare la produzione di CO2, queste sono tutt’altro che favorevoli alla lotta contro il surriscaldamento globale.

A Roma esistono interi quartieri, centrali e periferici, dove non ci sono alberi lungo i marciapiedi o ai lati delle corsie stradali. O ancora meglio, negli innumerevoli terreni inutilizzati di proprietà comunale o damaniale.

Nessuno pretende di colmare le centinaia di ettari persi in Amazzonia, ma qualcosa, anche di importante, si può e si deve fare ora, specie se ti ergi a paladino dell’ambiente.

Ad esempio in natura esiste l’albero di Kiri, ovvero la Paulownia tomentosa, che assorbe la CO2 fino a dieci volte di più rispetto agli altri alberi. La Paulownia cresce notevolmente in fretta, in genere arriva a misurare nel primo anno di vita fino a 10-12 metri, e la sua capacità di assorbire carbonio gli consente, nella piena maturità, di stoccare oltre due tonnellate di CO2. Ben vengano le manifestazioni e gli appelli, ma magari sarebbe ora di predisporre un rapido piano di realizzazione di nuove alberature per garantire, a Roma come in tutte le grandi metropoli, migliore qualità dell’aria ed un grande assorbimento di CO2.

Senza pretendere che siano sempre gli altri a doverlo fare.

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