Senza Piano

​Leggo in un articolo del 10 agosto:
“Mai più ‘negozi-suk’ nel Centro Storico di Roma, con vetrine e ingressi utilizzati come magazzini per l’esposizione delle merci. Stop anche a insegne di cattivo gusto con schermi luminosi e led. Via libera a precisi criteri di qualità per le attività artigianali e di vendita al dettaglio di prodotti alimentari, con misure per frenare il proliferare dei minimarket. La Giunta capitolina ha approvato il nuovo Regolamento per l’esercizio delle attività commerciali e artigianali nel territorio della Città Storica.”
Tutto bello, tutto giusto, peccato che anche questa amministrazione continua ad utilizzare due pesi e due misure per il centro e per la periferia.
E questo nonostante Renzo Piano, maestro indiscusso, e tanti altri colleghi chiedano da anni di intervenire e di spostare il focus sulle periferie, dove veramente  vive la gente.
Invece le amministrazioni comunali, di Roma ma ormai di tutte le grandi città, pensano solo a rendere belli ed ordinati questi nuovi non-luoghi (altro che autogrill e centri commerciali) che sono i centri storici, dove non vive più nessuno, se non una esigua elite.
Si investe e sì curano questi enormi mall commerciali fatti ad uso e consumo del  turismo isterico da volo low cost. Il finto negozietto tipico, il finto ristorante tipico, tutto come uno si aspetta.
Nelle periferie invece si può fare quel che si vuole, perché lì il viaggiatore non arriverà mai, lì non pubblicherà selfie che mostreranno il degrado. E allora si può lasciare trasformare un quartiere in un ghetto islamico o cinese o devastare il paesaggio urbano, evitare la manutenzione di strade e parchi, permettere insomma una crescita o trasformazione della città senza un piano, senza una progettazione urbana.

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