Periferie

 

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Sento parlare in questi giorni di riqualificazione delle periferie, di sfida del secolo, di occasione da sfruttare. Renzo Piano lo dice da almeno un decennio, e sono contento che la classe politica ne inizi a parlare ora, anche se in colpevole e grosso ritardo.

Sembrerebbe tutto bello. C’è appunto Renzo Piano come testimonial / responsabile del progetto, ci sono dei soldi stanziati. Poi leggo il ministro Franceschini che parla di “progetti culturali” , “industrie creative del Mezzogiorno” ecc.

Allora mi viene il dubbio che siamo di fronte all’ennesimo sperpero di denaro pubblico per realizzare o finanziare opere effimere o inutili. O meglio utili per farsi fotografare mentre si taglia un nastro o mentre si stringono mani sorridenti, ma che poi lasciano le periferie nello stato che conosciamo.

Le periferie delle metropoli italiane non hanno bisogno di cattedrali nel deserto, hanno bisogno invece di acqua per far fiorire quel deserto. Non hanno bisogno di un bellissimo museo o centro culturale, magari progettato da qualche archistar, inserito in quartieri dove non ci sono linee metropolitane per raggiungerlo. Hanno bisogno prima di metropolitane.

Le opere ad effetto verranno dopo, non possono venire prima. Rendere più belle e vivibili le periferie significa investire per rifare i marciapiedi, liberandoli dall’asfalto (che va bene per le auto, sicuramente, ma non per passeggiare) e rendendoli di conseguenza anche permeabili, con evidenti vantaggi a livello ambientale e idrogeologico.

Significa rifare l’illuminazione pubblica e gli arredi urbani, sostituendo i lampioni e le panchine e gli altri arredi degli anni sessanta con oggetti degni di questo millennio, a livello di design e di tecnologia.

Rendere più belle le periferie significa anche studiare e realizzare un piano di verde pubblico, che preveda la realizzazione di nuove alberature, di siepi ecc. Senza dimenticare il piano del colore, uno strumento che in Italia è stato sempre costantemente ignorato. E quindi significa stanziare dei fondi magari per restaurare, recuperare, ammodernare tanta edilizia residenziale pubblica privata lasciata in condizioni di abbandono ed obsolescenza.

Perchè cultura è anche percezione della bellezza. Per insegnare la cultura non serve necessariamente entrare in un museo. A Roma lo sappiamo bene, chi passeggia al centro si trova “dentro” un museo. Impara fin da piccolo le proporzioni classiche, l’eleganza o meno di certe decorazioni, l’uso corretto o sbagliato di certi materiali.

Le periferie hanno bisogno di questo, di cura, di amore. Come una donna che non si sente amata. Cerca attenzione, non il gioiello di lusso…

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