Design e smartphone

  • On 23 giugno 2018 ·
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il design per come lo intendiamo è un concetto che oggi si può ancora applicare agli smartphone? No, secondo Mario Bellini, padre nobile del design italiano e anima creativa dei più famosi prodotti di Olivetti: “Cosa c’è più da disegnare? Sono rettangoli tutti uguali, che cercano solo la massima dimensione dello schermo”, ci ha detto in un’intervista qualche tempo fa. Così ci troviamo a discutere di dettagli minimi: il raggio di curvatura degli spigoli e dei bordi, lo spessore, la presenza di sporgenze o meno, la fotocamera, la disposizione di sensori, pulsanti, scritte. È un design fatto di particolari che hanno senso solo perché lo smartphone è un oggetto che abbiamo in mano, sotto gli occhi, vicino all’orecchio per molte ore al giorno. Non c’è una visione d’insieme che identifichi un apparecchio rispetto all’altro, a fare la differenza è semmai il peso, una certa facilità a impugnarlo, la comodità di un sensore digitale anteriore (o la sua assenza, come accade per iPhone X e Oppo). L’identità dello smartphone, insomma, si rivela più attraverso la sua consistenza fisica che attraverso la sua apparenza. Il senso che è chiamato in gioco non è più tanto la vista ma il tatto.

Si danno numerosi esempi di design tattile e di nuovo Bellini racconta la Divisumma18 di Olivetti come un apparecchio da toccare, “con quei tasti che sembrano capezzoli”. Ma oggi tutti gli smartphone sono di acciaio, alluminio o vetro: scelte dettate da esigenze tecnologiche (la ricarica senza fili) o di marketing (avere prodotti che mostrino di appartenere alla fascia premium). Fantasia poca, voglia di rischiare ancora meno: d’altra parte la plastica è rimasta solo qualche modello supereconomico, e se è vero che costa poco produrla, ancora meno ci si guadagna.

http://www.lastampa.it/2018/06/23/tecnologia/ha-ancora-senso-parlare-di-design-a-proposito-di-uno-smartphone-p0yTKld8rEb589Fukz7yOJ/pagina.html